PTOF scuola infanzia: parliamo di progetto educativo.
Cosa trasmettiamo ai bambini? Qual è il nostro modello educativo?

Il PTOF (Piano Triennale Offerta Formativa) è un documento che racchiude tutte le specifiche educative-pedagogiche compiute nella nostra scuola. Queste scelte vengono prese tenendo conto del contesto sociale e culturale nel quale è inserita la scuola, al fine di proporre un piano educativo che tenga sempre conto del rapporto con il territorio, perché ogni bambino pur piccolo che sia, si trova in un contesto socio-culturale con il quale prima o poi dovrà fare i conti e deve essere preparato a questo.

Ovviamente questa preparazione avviene nel tempo e sono le scuole di qualsiasi ordine e grado a doversene occupare, partendo proprio dalla scuola dell’infanzia.

Gli obiettivi di un percorso educativo devono essere sempre ben chiari, perché è su di essi che si studiano programmi per ogni fascia di età. I nostri obiettivi si basano su:

  • Identità: sviluppare la propria identità vuol dire imparare a star bene e a sentirsi sicuri nell’affrontare nuove esperienze in un ambiente sociale allargato, imparare a conoscersi e a sentirsi riconosciuti come persona unica e irripetibile, sperimentando anche ruoli diversi: non solo figlio, ma anche compagno, amico, maschio o femmina, abitante di un territorio, appartenente a una comunità;
  • Autonomia: essere autonomi vuol dire avere fiducia in sé e fidarsi degli altri, provare soddisfazione nel fare da sé e saper chiedere aiuto, esprimere sentimenti ed emozioni attraverso le proprie capacità, esplorare la realtà, esprimere opinioni imparando ad elaborare scelte personali;
  • Competenze: giocare, muoversi, manipolare, curiosare, domandare, imparare a riflettere sull’esperienza attraverso l’esplorazione, l’osservazione e il confronto, ascoltare e comprendere narrazioni e discorsi, raccontare e descrivere esperienze e tradurle in tracce personali;
  • Senso di cittadinanza: scoprire l’altro da sé e attribuire importanza agli altri e ai loro bisogni, comprendere l’importanza di gestire i contrasti attraverso regole condivise, rispettando sempre i punti di vista altrui e le diversità di genere. In questo punto rientra anche la capacità di orientarsi su valori etici e sul rispetto del rapporto uomo-natura.


Che cosa si intende come campi di esperienza all’infanzia

“I bambini esplorano continuamente la realtà ed imparano a riflettere sulle proprie esperienze descrivendole, rappresentandole, riorganizzandole come criteri diversi”. In questo modo si parla dei campi di esperienza nelle indicazioni/2012.

I bambini esplorano la realtà utilizzando metodi, strategie, linguaggi, modi di comunicare diversi. Quando arrivano alla scuola dell’infanzia, a tre anni, hanno una storia di esplorazione alle spalle. I bambini nei loro primi anni di vita hanno imparato a camminare, correre, muoversi nello spazio; a parlare e a utilizzare il linguaggio come strumento di relazione con gli altri; fanno congetture e supposizioni, imitano comportamenti e attraverso il gioco del far finta iniziano a distinguere i mondo reale da quello immaginativo. Tutte queste conquiste sono state raggiunte in modo spontaneo. È proprio a questo punto che entrano alla scuola dell’infanzia dove “imparano a riflettere sulle proprie esperienze”

“I campi di esperienza” sono quindi luoghi, ambienti pedagogicamente organizzati, ponti che prendono il bambino per mano e gli consentono di “descrivere, rappresentare, riorganizzare con criteri diversi” le esperienze nelle quali è coinvolto. L’esperienza dei bambini è fatta di partecipazione concreta e diretta, coinvolgente, esperita nella maniera più completa e globale possibile.

È all’interno di contesti come questi che i bambini sviluppano la loro capacità di osservare in maniera sempre più selettiva e funzionale rispetto ai loro scopi, diventano capaci di descrivere utilizzando parole e frasi che assumono connotati e significati sempre più ampi.

Deve essere però un’esperienza di qualità e la scuola dell’infanzia deve garantire questa qualità delle esperienze attraverso la:

  • Creazione di ambienti che favoriscono l’apprendimento
  • Scelta di strumenti che stimolano nei bambini la riflessività che rappresenta la condizione per passare dal fare al saper fare

È possibile così introdurre elementi di concettualizzazione, stimolare il passaggio da concreto all’astratto, dal segno al simbolo.

Solo attraverso questo passaggio le interazioni dei bambini con la realtà che li circonda diventano sempre più significative e producono concreti risultati in termini di costruzione dell’identità, dell’autonomia e della competenza.


I 5 campi di esperienza attualmente sono così suddivisi
:

  1. Il sé e l’altro
  2. Il corpo e il movimento
  3. I discorsi e le parole
  4. Immagini, suoni, colori
  5. La conoscenza del mondo

  • Il sé e l’altro:

Questo campo si concentra sullo sviluppo dell’identità del bambino, sulla consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, e sulla capacità di interagire positivamente con gli altri, promuovendo il senso di appartenenza a un gruppo e il rispetto reciproco.

  • Il corpo e il movimento:

Mira a favorire la consapevolezza del proprio corpo, la coordinazione motoria, l’espressione corporea e la gestione delle emozioni attraverso il movimento, il gioco e le attività ludiche.

  • Immagini, suoni, colori:

Questo campo stimola la creatività, l’espressione artistica e la sensibilità estetica attraverso esperienze sensoriali legate all’arte, alla musica e alla manipolazione di materiali diversi.

  • I discorsi e le parole:

Si concentra sullo sviluppo del linguaggio, dell’ascolto, della comunicazione e della capacità di esprimersi in modo chiaro e corretto, attraverso il racconto, la narrazione e il gioco linguistico.

  • La conoscenza del mondo:

Questo campo mira a stimolare la curiosità, l’esplorazione dell’ambiente circostante e la scoperta delle prime nozioni scientifiche, matematiche e di spazio-tempo attraverso attività concrete e esperienze dirette.

 

Progettazione formativa della scuola: la nostra identità educativa

La nostra scuola ospita bambini dai 3 mesi ai 6 anni, perché pensiamo che sia molto utile per ogni bambino/bambina avere una continuità di crescita coerente e stabile nel tempo.

L’identità del Birbantello nasce dallo studio e dall’integrazione di diversi approcci e metodi, seguendo Maria Montessori noi educatrici del Birbantello siamo convinte che la natura sia una risorsa preziosa: aiuta il bambino e la bambina nello sviluppo naturale delle sue competenze, favorisce l’interazione con i pari, ha la capacità di rendere ogni bimbo e bambina liberi, liberi di sperimentare, di cogliere ciò che li colpisce di più, dà stimoli unici, fa capire che la diversità è normalità, nessuna cosa è uguale ad un’altra e questo è un gran valore. L’educazione deve rispettare e favorire lo sviluppo naturale,

Con l’Outdoor Education l’osservazione in natura con materiali semplici può dare spazio alla fantasia e alla creatività, il microscopio ottico in sezione ha una grande valenza, ma fuori è tutto più bello, vero ed emozionante!

Il giardino, “il fuori” per i bambini e le bambine è un luogo di percorsi conoscitivi, di relazione, di silenzio e di sperimentazione di loro stessi, nel quale possono imparare a conoscere e valutare i rischi. Inoltre, tante esperienze all’aperto possono poi essere riprodotte all’interno.

Non vogliamo sminuire però l’importanza dello spazio interno, importante “la continuità tra outdoor e indoor”, che può così consentire alle bambine ed ai bambini di rievocare quanto sperimentato e vissuto all’esterno nel contatto con la natura, permette di proseguire nell’osservazione di elementi del mondo naturale su cui i bambini possono continuare ad agire.

Dopo aver raccolto ad esempio i fiori i bambini e le bambine osservando un’immagine dell’evoluzione dei “denti di leone” hanno provato a riprodurre la sequenza e in un secondo momento a scuola hanno prodotto lo sciroppo di Tarassaco che ha molti benefici anche sulla salute.

Crediamo fortemente nell’idea che alle bambine e ai bambini deve essere consentito un tempo lento, di scoperta e sperimentazione, in un contesto sicuro, in cui sia accolto il loro fare, ma anche concesso un tempo per il loro pensare, per il sentire, per lo sviluppo della loro mente logica.

Con questo obiettivo ben in mente, nel nostro servizio educativo, l’educatore in veste di regista osserva e rilancia, predispone e ripropone e colloca al centro l’osservazione e l’ascolto.

Si mette anche in evidenza il grande valore del gioco con materiali naturali, di recupero e destrutturati, che possono essere combinati trasformati, che suscitano il desiderio dei bambini di osservare, manipolare ed esplorare.

Le competenze e gli obiettivi educativi sono, quindi, raggiunti accompagnando i bambini e le bambine nella loro crescita spontanea, ma con un occhio professionale sempre puntato su di loro e sui loro interessi per sollecitare e condurre.

Come ci ricorda Penny Ritscher “La realtà non sta nelle discipline, casomai è il contrario. Sono

le discipline che stanno nella realtà e in essa vanno cercate” (Ritscher, 2011, p. 19).

Negli anni del nido e della scuola d’infanzia i bambini e le bambine hanno bisogno di “usare” con le azioni il loro pensiero. Tutto ciò che li circonda è una fonte inesauribile di interesse, perché agiscono come “piccoli scienziati” che con la curiosità, lo stupore, conoscono il mondo con una forte motivazione a scoprire ed interpretare qualsiasi fenomeno.

Seguiamo l’idea pedagogica “dell’apprendere facendo” (Learning by doing) proposta da John Dewey (1997), dando particolare importanza al luogo in cui si opera, i bambini e le bambine è protagonista attivo del processo educativo. Il “fare ha un grande valore cognitivo”: un fare concreto, legato a materiali, strumenti, gesti reali.

Ogni bambino/a crediamo abbia forti potenzialità di sviluppo e sia soggetto di diritti, apprende attraverso i cento linguaggi appartenenti a tutti gli esseri umani e cresce nella relazione con gli altri (Loris Malaguzzi pedagogista fondatore del “Reggio Emilia Approch”), secondo tale approccio l’ambiente diventa il terzo educatore e fondamentale è la presenza delle famiglie, fonte di grandi risorse.

 A scuola i materiali e gli spazi sono pensati per essere accessibili e stimolanti, promuovono autonomia e responsabilità. Le educatrici sono delle guide, sono delle osservatrici che facilitano l’apprendimento, sostengono i bisogni delle bambine e dei bambini, propongono attività adeguate al momento giusto.

Siamo convinte che sia importante “educare con gentilezza”, dal punto di vista pedagogico non significa “lasciare fare tutto” al bambino/a, ma adottare uno stile educativo che combina “fermezza e rispetto reciproco”, favorendo lo sviluppo armonico della sua personalità.

  • La relazione: il bambino o la bambina crescono interiorizzando i modelli che ricevono, un approccio gentile trasmette sicurezza, fiducia e autostima
  • L’apprendimento esperienziale: la gentilezza permette di imparare dagli errori sviluppando resilienza
  • Clima emotivo positivo: crediamo che un ambiente educativo basato sull’ascolto riduce conflitti e favorisce cooperazione

Per noi educatrici sono fondamentali una comunicazione empatica, regole chiare e condivise, essere degli esempi per i bambini e le bambine (loro imitano più di quanto ascoltano, se ricevono gentilezza, la riproducono), il coinvolgimento attivo crediamo sia importante responsabilizzarli/e.

I benefici sono molteplici:

  • C’è un miglioramento dell’autoregolazione emotiva
  • Un aumento dell’autostima e della motivazione intrinseca
  • La nascita di relazioni più cooperative e meno conflittuali
  • Crescita di bambini e bambine più consapevoli, empatici e rispettosi

La scuola è per noi un luogo in cui “educare e imparare” si fondono in un processo attivo e partecipato che coinvolge tutti, dagli educatori ai bambini, dalle pedagogiste ai genitori.

Tutti insieme, attraverso l’ascolto reciproco, si partecipa alla creazione di un’identità culturale che attinge valori dal territorio circostante e rilascia esperienze. I bambini e le bambine sono incoraggiati a ripetere, a osservare e riosservare, considerare e riconsiderare, rappresentare e ri-rappresentare le esperienze che vivono a scuola.

I “modi” con cui noi educatori stiamo con i bambini e le bambine hanno un gran peso su ciò che li motiva e imparano. L’identità di ogni bambino/a si rafforza attraverso un riconoscimento da parte dei coetanei e degli adulti, così da avere un senso di sicurezza e di appartenenza.

Il “bambino scienziato” secondo Loris Malaguzzi è colui/colei che esplora, sperimenta, formula ipotesi e costruisce la propria conoscenza attraverso l’interazione con l’ambiente e con gli altri. È un bambino/a capace, curioso/a, esploratore/esploratrice, che impara attraverso l’azione, la relazione e la scoperta, supportato da un ambiente educativo pensato per valorizzare la sua autonomia e le sue potenzialità. 

 Bruner ha introdotto il concetto di “apprendimento attivo” per descrivere il modo in cui i bambini e le bambine imparano attraverso l’attività ludica.

Quanto ogni bambino e bambina possa sentirsi parte attiva del gioco in parte dipende dalla sua capacità linguistica. La “parola” non è solo comunicazione, ma anche un’offerta di idee, una negoziazione, una trasformazione di idee.

I bambini e le bambine sentono anche la necessità di passare dalla parola alla rappresentazione grafica per capire meglio, così fanno la straordinaria scoperta che si può comunicare usando dei codici analoghi.

I bambini e le bambine possiedono molteplici modi di esprimersi, pensare e comprendere il mondo, non solo attraverso il linguaggio verbale, ma anche attraverso il movimento, il disegno, la musica.

È importante per noi parlare anche del concetto di “creatività”. Piaget e Munari identificano nell’apprendimento la componente creatività, che è un’intelligenza elastica, pronta ad imparare quanto ogni occasione offre e a cambiare prospettiva quando è il caso (Munari, 1977).

Secondo Gianni Rodari “è creativa una mente sempre al lavoro, sempre a fare domande, a scoprire problemi” (Rodari, 2010, p. 165).

La creatività è legata all’immaginazione e alla fantasia, si può esprimere quando un bambino o una bambina si sente libero/a e noi adulti rimaniamo osservatori attenti non al risultato, ma alle procedure della mente dei bambini e delle bambine nei diversi campi del fare e del capire.

Gli elementi naturali ed i materiali di recupero, come detto poco sopra, sono una risorsa ed una opportunità in questa direzione, flessibili e resilienti, perché reagiscono agli stimoli con nuove e possibilità di sviluppo creativo, promuovono la capacità di pensare “oltre”, sono delle esperienze conoscitive dirette e complesse capaci di mettersi naturalmente in relazione con l’età e la competenza di ciascuno.

Aprono ad esperienze nelle quali accadono sorprese, stupori, inciampi, cambi di utilizzo e trasformazioni, fanno provare e riprovare, si modificano per accogliere e per combinare nuove idee.

Possono essere usati in modo impertinente: spostati, facilmente trasportati e combinati, infilati, separati e rimessi insieme in uno spazio di scoperta che deve essere libero, per sperimentare la relazione fra i fenomeni prodotti e le loro proprietà.

Il mondo è pieno di cose interessanti che generano problem solving spontanei dove lo sviluppo motorio, emozionale, cognitivo procedono insieme.

Tra le molteplici competenze che i bambini e le bambine raggiungo ci sono:

  • Le competenze logico – matematiche I raggruppamenti per differenze o per somiglianze con dei nomi che diventano le storie delle cose, costruiscono i concetti legati alle grandezze, alle forme, alle prime seriazioni e comparazioni, dando una nuova vita ad oggetti che andrebbero buttati via e che nell’uso quotidiano rimangono poco interessanti.
  • Le competenze artistiche – L’opera d’arte diventa esperienza e azione. La creazione è un’attività che fa emergere la propria interiorità ed il proprio modo di guardare il mondo, unita alla valorizzazione di ciò che esce dagli schemi, grazie all’ utilizzo di alcuni materiali inconsueti, come quelli di scarto e industriali, combinati ed accostati in modo del tutto particolare. Lo spazio esterno diventa per noi il nostro modello da riportare sulla tela, immersi in un ambiente delicato e naturale dove i sensi percepiscono in maniera totalmente differente rispetto allo spazio interno.
  • Le competenze motorie Il contesto naturale promuove l’attività fisica, il movimento, l’esplorazione con tutto il corpo ed è sfidante, mette cioè alla prova le capacità e i nostri limiti in maniera spontanea. Oppure la motricità si sviluppa attraverso percorsi pensati in base alle loro fasi di crescita con elementi naturali e artificiali.

Infine, i materiali naturali e di recupero facilitano anche il percorso di continuità con il fuori, con gli ambienti di vita e del territorio: sulla strada, nel giardino, nel bosco i bambini e le bambine riescono a vedere cose che gli adulti ignorano, il loro sguardo, più prossimo alla terra, riconosce delle possibilità in ogni frammento, spontaneamente, raccolgono e collezionano tutto ciò che all’interno dei servizi educativi è oggetto di rappresentazione o identificazione.

Vivere sin da piccoli gli spazi naturali e quelli cittadini è un’esperienza importante per il senso di identità e partecipazione e diventa un’opportunità di sentirsi parte di una comunità.

Il concetto di ecologia si arricchisce così di una ipotesi pedagogica che richiama l’esercizio della “responsabilità condivisa” (Guerra, 2017, p. 18) è il rispetto e l’ascolto dell’infanzia ma anche della città, del territorio, del pianeta Terra.

La continuità ci dà le radici; il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà di estenderli e farli crescere fino a raggiungere nuove altezze.

(Pauline R. Kezer).

“L’esperienza non consiste tanto in ciò che si fa ma

in cosa ne facciamo di quello che si fa.”Aldous

Huxley, The Doors of Perception, 1954.

 

L’approccio bilingue immersivo nella nostra scuola dell’infanzia.

Nella nostra scuola dell’infanzia adottiamo un approccio bilingue di tipo immersivo, fondato sull’idea che l’acquisizione di una seconda lingua, in età prescolare, avvenga in modo naturale, attraverso l’interazione autentica e quotidiana all’interno di contesti relazionali e significativi.

Questo metodo si ispira ai principi dell’educazione linguistica precoce e alle teorie di riferimento dell’acquisizione linguistica infantile, in particolare agli studi di Stephen Krashen che ha evidenziato l’importanza dell’input comprensibile e dell’assenza di ansia per favorire un apprendimento efficace e duraturo.

Nel concreto, una delle due educatrici presenti in sezione si rivolge esclusivamente in lingua inglese ai bambini, instaurando con loro una relazione educativa coerente e continuativa nella seconda lingua.

Questo significa non tradurre mai i messaggi dall’italiano all’inglese o viceversa: i contesti chiari e le routine quotidiane rendono superflua la traduzione, che anzi rappresenterebbe un’interferenza nel naturale processo di acquisizione.

I bambini e le bambine, infatti, apprendono il significato delle parole e delle espressioni grazie alla ripetizione, alla gestualità, alla prossemica e alla concretezza dell’esperienza vissuta, sviluppando comprensione e produzione linguistica in maniera intuitiva.

L’approccio è fondamentalmente legato al principio del learning by doing, ovvero l’apprendere facendo: i bambini e le bambine vivono la lingua inglese mentre agiscono, sperimentano, giocano, si relazionano. Non apprendono la lingua in modo astratto, ma la incorporano attraverso l’esperienza, in contenti pratici e motivanti. Questo rende l’acquisizione linguistica non solo più efficace, ma anche più coinvolgente e duratura nel tempo.

A rafforzare questa esposizione quotidiana alla lingua inglese, la nostra scuola propone anche una programmazione di arricchimento linguistico, che ha lo scopo di offrire occasioni mirate e coinvolgenti per l’uso attivo della L2.

Tra queste esperienze, abbiamo scelto di introdurre il metodo narrativo Hocus&Lotus, fondato sulle ricerche della professoressa Traute Taeschner dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Questo approccio prevede l’utilizzo della magic t-shirt, un espediente simbolico che aiuta i bambini e le bambine a entrare in uno spazio immaginativo protetto e significativo, in cui poter esprimersi in lingua inglese attraverso la narrazione, il canto e il movimento. Hocus & Lotus rappresenta un’occasione “altra”, rispetto alla routine di sezione, in cui i bambini e le bambine possono vivere la lingua con entusiasmo e partecipazione emotiva.

Inoltre, abbiamo introdotto nella nostra pratica educativa anche elementi tratti dal metodo Jolly Phonics, un approccio fonetico-sintetico che favorisce l’apprendimento dei suoni della lingua inglese fin dalla prima infanzia.

Jolly Phonics permette ai bambini e alle bambine di sviluppare consapevolezza fonologica in modo ludico e multisensoriale, abituandoli a decodificare i suoj i e le corrispondenti lettere già in età prescolare.

Questo lavoro precoce sui suoni ha un duplice vantaggio: da un lato, favorisce la pronuncia corretta e, dall’altro, getta le basi per una futura scrittura in lingua inglese senza errori fonetici, un obiettivo importante in vista del passaggio alla scuola primaria.

La nostra visione pedagogica del bilinguismo si fonda sull’idea che la seconda lingua non sia una “materia” da insegnare, ma un mezzo vivo per comunicare e conoscere il mondo, all’interno di un contesto educativo relazionale, rispettoso dei tempi di ciascun bambino e bambina e attento alla globalità del suo sviluppo.

 

La documentazione

Nel nostro percorso educativo la documentazione rappresentazione uno strumento fondamentale per rendere visibile ciò che i bambini e le bambine vivono e imparano a scuola ogni giorno. Non è una semplice raccolta di fotografie o lavori, ma un vero e proprio processo che permette di osservare, comprendere e valorizzare i percorsi di crescita dei bambini e delle bambine.

È utile:

  • Per rendere visibili gli apprendimenti: attraverso immagini, parole, dialoghi e produzioni dei bambini e delle bambine, raccontiamo i processi che portano alla costruzione di nuove competenze
  • Per condividere con le famiglie: ciò che accade quotidianamente, offrendo trasparenza e partecipazione al progetto educativo
  • Per valorizzare ogni bambino/bambina: riconoscendo le sue domande, intuizioni, ipotesi e scoperte.
  • Per riflettere sul nostro lavoro educativo: migliorando continuamente la qualità dell’offerta didattica

 

 Che cosa documentiamo?

Documentiamo momenti significativi che emergono durante:

  • Attività esplorative, creative e manipolative
  • Giochi liberi e situazioni di relazione
  • Progetti e percorsi tematici
  • Conversazioni e scoperte spontanee

La documentazione come si realizza:

  • Attraverso fotografie selezionate con cura
  • Trascrizioni di dialoghi
  • Osservazioni narrative
  • Pannelli, cartelloni e espositori
  • Chat del gruppo
  • Raccolta di elaborati e produzioni dei bambini e delle bambine

 

 A cosa serve alle famiglie?

La documentazione permette:

  • di comprendere il senso educativo delle attività proposte
  • di vedere come il proprio/a figlio o figlia interagisce, esplora, pensa e cresce
  • di entrare in relazione con il percorso dell’intero gruppo
  • di osservare i progressi nel tempo attraverso materiali autentici

 

 Il nostro impegno come educatrici

Documentare significa prendersi cura del percorso di ciascun bambino o bambina:

accogliere le sue parole, ascoltare i suoi gesti, leggere le sue scoperte e offrire uno spazio in cui sentirsi valorizzato.

È una scelta pedagogica di qualità, che mette al centro i bambini e le bambine e i loro modo unico di abitare il mondo.

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